CARTA DEI VALORI - La NON Fattoria

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CARTA DEI VALORI

Carta dei Valori Rete dei Santuari degli Animali Liberi


La Rete dei Santuari di Animali Liberi in Italia è un’aggregazione di progetti che si riconoscono essere molto vicini nel loro percorso e che hanno come obiettivo comune quello di contribuire ad un miglioramento dell’attuale relazione tra noi animali umani e tutti gli altri.

Un santuario è un luogo di accoglienza per animali ex-da reddito in cerca di una casa, che nasce quindi in risposta ad una emergenza. Si trovano infatti rifugiati all’interno della struttura generalmente cavalli, asini, mucche, maiali, capre, pecore, galline, anatre, e tutte le altre specie che l’uomo ha creato e selezionato solo per un proprio obiettivo, un proprio utilizzo, peggiorando sempre la loro qualità di vita, oltre che privandoli della libertà.

Un luogo per essere un santuario, deve ovviamente rispondere a certi requisiti ed è per questo che è stata sviluppata la “Carta dei Valori”.
Oasi della Pace La Belle Verte aderisce alla Rete dei Santuari degli Animali Liberi. come Animal SOS, Be Happy ,Rifugio Miletta, ed infine i fondatori della rete Progetto Vita da Cani e Fattoria della Pace Ippoasi.

Carta dei Valori dei Santuari di Animali Liberi in Italia
Un santuario di animali liberi è no profit.
Il primo obiettivo è rivolto all’ ospitalità degli animali rifugiati, cercando di sviluppare al meglio l’ambiente di vita dei vari soggetti, tenendo conto esclusivamente delle loro esigenze specie-specifiche. Ovviamente a nessun ospite deve essere chiesta alcuna prestazione, sia in termini alimentari, di pet, o di altro genere, e deve essere garantita la migliore qualità di vita fino alla sua fine naturale.
In seconda battuta, ma non per questo meno importante, è fondamentale che il santuario sviluppi un suo lato divulgativo, per contribuire così non solo alla salvezza dei soggetti ospitati, ma in parte anche per quelli fuori. L’apertura al pubblico diventa così fondamentale, affinché ogni individuo salvato diventi ambasciatore della propria specie, portavoce dei suoi fratelli e sorelle meno fortunati. Ogni presa di consapevolezza e ogni scelta responsabile passa sempre dalla conoscenza e non c’è luogo migliore per conoscere un maiale se non davanti a lui, assorbendo le sue emozioni, le sue storie, difficoltà, caratteristiche ed esigenze. Al contrario, dall’ignoranza si può arrivare molto facilmente ad avere paura e di conseguenza a discriminare il diverso.
Cercando di riassumere in maniera schematica, ecco i punti fondamentali che un santuario deve rispettare per riconoscersi come tale.

Art. 1 – le persone che gestiscono il santuario, con un ruolo di responsabilità, devono per primi sentire e mettere in pratica una scelta di vita nonviolenta, antispecista e vegan, sganciata dallo sfruttamento degli animali in genere, per poter trasmettere davvero un cambiamento possibile e garantire una gestione rispettosa e trasparente della struttura. Ogni altra persona è ovviamente libera di partecipare come volontario, magari approfittando del luogo per approfondire anche un proprio cammino;

Art. 2 – tutte le strutture devono garantire la più alta qualità di vita ai soggetti ospitati, garantendo le loro esigenze specie-specifiche. Principalmente ampi spazi e del buon cibo a disposizione, cercando di tendere il più possibile alla convivenza interspecifica. Grandi recinti con poche divisioni, solo quando sono strettamente necessarie;

Art. 3 – l’arrivo di ogni nuovo ospite non deve mai avvenire, se non in rare eccezioni, dietro il riscatto economico degli animali. È ben noto come l’acquisto di animali non umani non sia vantaggioso in una visione più ampia, perché questo salva un soggetto finanziando però la sofferenza di altri e non portando mai ad una risoluzione del problema. Molto meglio concentrarci verso casi di sequestro, chiusura di allevamenti, ritrovamenti e altri…

Art. 4 – le nascite devono essere assolutamente bloccate. L’obiettivo principe di tutti è che un giorno i santuari possano non esistere più e tutti gli animali, compreso l’uomo, possano ritrovare la loro collocazione nell’ecosistema naturale. Far riprodurre gli ospiti dei santuari toglierebbe spazi preziosi per altri soggetti esterni in difficoltà, inoltre l’aumento del numero degli animali ospitati potrebbe causare non pochi problemi di gestione. L’addomesticamento ha creato molto spesso animali con gravi problemi psico-fisici e per loro rispetto deve essere posto un rimedio, evitando nascite consapevolmente sofferenti. Ogni animale selvatico è frutto di un’evoluzione naturale, ed è li che dobbiamo tutelare e difendere la riproduzione. Nei santuari si cerca solo di tamponare una emergenza causata da noi umani;

Art. 5 – nessun soggetto deve essere utilizzato in alcun modo. Ognuno deve essere protagonista delle sue giornate, e libero di scegliere in ogni momento di fare quel che vuole, quando vuole e come vuole;

Art. 6 – è di fondamentale importanza l’apertura verso l’esterno, per contribuire non solo alla salvezza dei soggetti ospitati, ma anche in parte di quelli esterni. Far incontrare un maiale, per esempio, è il modo più efficace per farlo conoscere e per cercare di sensibilizzare la gente ad un maggiore rispetto nei suoi confronti. Parlando della sua storia, facendolo avvicinare e toccare (da valutare in ogni occasione, in base alle strutture, alla disponibilità dei vari individui, alla preparazione dei volontari, sempre con alti standard di sicurezza verso tutti), si arriva facilmente a comprendere le sofferenze di quelli meno fortunati e questo potrebbe far scattare empatia e consapevolezza nei visitatori, in base ovviamente alla loro sensibilità. Ognuno è in un percorso e l’ingresso di nuove informazioni permette di continuare a camminare;

Art. 7 – non sono minimamente accettati atteggiamenti discriminatori di qualsiasi genere verso le altre persone umane, né atteggiamenti violenti. Puntare verso un futuro migliore, di maggiore rispetto verso gli altri animali è imprescindibile dalla liberazione da ogni altra forma di discriminazione, che sia essa di genere, di orientamento sessuale, di colore, di razza, etc…convergenti a quella di specie.

Art. 8 – il progetto persegue criteri di eticità, rispetto, tutela, nonviolenza, etc… in ogni sua scelta associativa, compresa nella scelta di partners e fornitori. Ogni collaborazione viene infatti analizzata sotto ogni punto di vista, per una migliore impronta etica-sociale-ecologica (finanza, assicurazioni, gadgets, lavori vari, acquisto attrezzatura, etc…), attingendo il più possibile dal circuito dell’economia solidale.

Art. 9 – la Rete adotta una comunicazione nonviolenta, ed il metodo del consenso per tutte le decisioni da prendere collettivamente
www.animaliliberi.org/site/
 
 
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